Tu hai cambiato la pittura!, di Marco Biscardi

Picasso e Braque, scomodamente seduti in un caffè parigino, senza aver ordinato alcunché al garçon che invano provava ad attirare la loro attenzione, discutevano dell’arma a doppio taglio rappresentata dalla prospettiva. La pittura non è mai cambiata nel corso degli ultimi 400 anni, sosteneva uno. Non si è mai evoluta, replicava l’altro. L’ossessione per la prospettiva, quel punto di fuga verso il quale ogni linea dello spazio doveva convergere, dal punto di osservazione dello spettatore fino all’orizzonte dell’immagine, non ha avuto altro effetto se non quello di paralizzare la crescita, la scoperta, e la mutazione genetica insita nell’arte. Nel tentativo di cancellare il punto di fuga, i due hanno liberato dalle catene tutto il mondo dell’arte che seguirà.

A tal riguardo, Gertrude Stein, colossale collezionista e tra i primi scopritori dei grandi artisti che bazzicavano la Parigi di inizio ‘900, disse: “Pablo, tu hai cambiato la pittura”.

Vorrei far mia questa affermazione e simbolicamente consegnarla a Clara, che il suo apporto rivoluzionario al circo dell’arte lo ha dato eccome, e chissà in quali forme e colori continuerà a darlo in futuro. Cancellando la linea dell’orizzonte, le ombre e le luci che il destino aveva riservato per lei, la sua è diventata un’esistenza cubista, che ribalta costantemente le prospettive e annienta le regole alle quali tutti credevano dovesse sottostare.

Binomio. Coppia. Due, ma uno. Pablo e Georges, Clara e Frida. Frida è il nome della bambola di pezza dalle sembianze della Kahlo, pittrice messicana, che accompagna Clara in ogni avventura della sua vita. Frida Kahlo, musa e carburante ideologico di Clara, condivide con lei un certo grado di sofferenza, certo, ma anche un innato spirito positivo, un atteggiamento da guerriero inscalfibile, una solidità granitica che neanche la peggiore delle intemperie potrebbe far vacillare. E come Frida decise di presenziare alla sua ultima mostra stesa e inerte su un letto mobile trasportato dalla sua abitazione fino alla galleria tra due ali di folla calorosa ed entusiasta, così Clara corre, corre sempre più forte, verso la sua prossima mostra, con la sua andatura che ad alcuni può risultare incerta, ma ad altri appare come la più leggiadra delle danze Matissiane.

Sostiene Jean Baudrillard: “Sembriamo destinati alla retrospettiva infinita di ciò che ci ha preceduti. Tutto il movimento della pittura ha rinunciato al futuro e si è volto al passato. Citazione, simulazione, riappropriazione. L’arte attuale si limita a riappropriarsi in modo più o meno ludico, o più o meno kitsch, di tutte le forme e le opere del passato, vicino o lontano, o addirittura già contemporaneo. E’ quello che Russell Connor chiama il ratto dell’arte moderna.”

Clara reinventa solo sé stessa, una pennellata dopo l’altra, in un’immersione artistica totale, fatta di interi pomeriggi, calde domeniche e fredde serate in pigiama, sempre lì, con una tela davanti, a comunicare di essere al mondo o, più semplicemente, di esserci.

Clara parla, e lo fa più di tanta gente prolissa. Clara si spiega, Clara si arrabbia, ama, piange e grida, e fa tutto questo attraverso le sue opere. Cosa ci può essere al mondo di più rasente al concetto stesso di Arte?

La sua pittura crea valore, unisce i puntini tra le vite delle persone, tutti si riconoscono nel suo essere. E se la vita che un tempo ha deciso di giocare con lei adesso si ritrova con questa ragazza intenta a prenderla in giro, allora il compimento è completo. Il cerchio è chiuso.

L’arte, diventata ormai troppo spesso caricatura di se stessa, non può che accogliere a braccia aperte questo talento puro, diamante grezzo, trasparente e al contempo colorato, come le nuvole e il cielo che colorano i suoi enormi e inimitabili occhi.

E te sei lì, davanti ai suoi quadri, e ti domandi perché.

Ma fondamentalmente sorridi. Con il cuore, prima, e con la bocca a seguire. Non riesci a non farlo, vuoi scommettere?

 

Testo di Marco Biscardi

Marco Biscardi nasce nel 1986 a Bari. La critica ama definire la sua arte come concettuale. Questo tipo di opere sono diventate la sua vocazione, il suo marchio di fabbrica. Alle sue mostre sono intervenuti, tra gli altri, critici d’arte del calibro di Vittorio Sgarbi, Daniele Radini Tedeschi, Giovanni Faccenda. È inserito nel “CATALOGO D’ARTE MODERNA MONDADORI” che racchiude i più grande maestri dell’arte dal 1900 ad oggi. Nel dicembre 2016 si aggiudica il Premio Nazionale d’arte contemporanea “MIGLIOR ARTISTA 2016”, organizzato da ArteMuseiRoma. Nell’ottobre 2017 espone alla BIENNALE DI VENEZIA, all’interno di Palazzo Albrizzi Capello, sede del Padiglione Guatemala, in occasione della mostra Grazie Italia.

 


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