"Corriere della Sera - Pediatria" Se l’ictus colpisce il bambino nel grembo materno

Di Laura Cuppini

Clara Woods ha 12 anni e vive a Firenze. Capisce tre lingue (italiano, inglese e portoghese), ma non parla. Quando era ancora nella pancia della mamma, prima di nascere, ha avuto un ictus e questo ha cambiato tutto. «All’inizio i medici ci dissero che Clara avrebbe vissuto come un vegetale - racconta la madre, Betina Genovesi - che non avrebbe potuto camminare, correre, comprendere, avere una vita normale. Ma non è andata così: Clara è sempre stata molto solare e ha affrontato tutto con gioia e forza di volontà». Ha una doppia emiparesi (difficoltà motoria in un lato del corpo), ma il lato destro è molto più debole del sinistro. Si è operata due volte per allungare i tendini e oggi può camminare e correre, anche se solo per un tempo breve perché si stanca molto. Quando aveva un anno ha cominciato la terapia di riabilitazione e i progressi sono arrivati, gradualmente. Clara ha una passione: dipingere. Ha iniziato da piccolissima, ma all’inizio distruggeva i quadri che realizzava. La pittura (che realizza con il lato sinistro del corpo) le permette di esprimersi, sostituisce la parola che le manca. Ha molto talento. Alcune sue opere saranno in mostra per la prima volta dal 9 al 30 marzo nella pasticceria Tuttobene di Campi Bisenzio.

Un bambino su 4mila

L’ictus nella fase perinatale (ovvero il periodo subito prima, durante e dopo la nascita) è un evento raro, ma non impossibile. Si calcola che colpisca un bambino su 4mila. Ma l’ictus in un neonato ha effetti completamente diversi rispetto a quelli che può causare in un adulto. Un nuovo studio della Georgetown University di Washington, presentato al meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science ad Austin (Texas), mostra che dieci o vent’anni dopo l’ictus perinatale, molti ragazzi o giovani adulti sono in grado comunque di parlare perfettamente. Gli autori hanno preso in considerazione 12 soggetti tra i 12 e i 25 anni, che avevano avuto un ictus nell’emisfero sinistro del cervello (quello deputato al linguaggio) quando erano piccolissimi. Scoprendo che tutti avevano “spostato” l’abilità linguistica nell’emisfero destro, quello non danneggiato. Una dimostrazione di quanto sia “plastico” il cervello dei bambini, in particolare fino ai 4 anni di età. 

Cervelli estremamente plastici

Gli unici segnali del danno al cervello, nei soggetti studiati, sono risultati l’uso della mano sinistra come principale (dato che l’ictus nell’emisfero sinistro può danneggiare i movimenti del lato destro) e alcune difficoltà nelle funzioni esecutive. Ma - sottolineano gli autori, guidati dalla neurologa Elissa Newport - le funzioni cognitive di base, come la comprensione e il linguaggio, sono stati giudicati eccellenti. Nonostante il cambio di emisfero, dal sinistro al destro, dimostrato dalle tecniche di imaging. Un passaggio già dimostrato in precedenti studi, ma con minor precisione rispetto al nuovo studio. «Noi siamo riusciti a dimostrare che questi cervelli, estremamente plastici, sono stati in grado di ricollocare il linguaggio in un’area sana - spiega Newport -. Crediamo che ogni abilità del cervello, come quelle linguistica o spaziale, possa essere trasferita in un’area specifica nel caso quella deputata venga danneggiata. Si tratta di una scoperta importante , che può avere implicazioni nella riabilitazione degli adulti sopravvissuti a un ictus». Newport e colleghi approfondiranno ulteriormente il tema, con studi su una quantità maggiore di soggetti che abbiano danni sia nella parte sinistra che nella parte destra del cervello.

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